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Qube (RM) - 27/05/2004 “D’Incanto”… ritornano sul palco di NO SLAPPERS! Che dire dei IV LUNA che non sia stato già detto? Che sono probabilmente uno dei miglior gruppi metal della nostra povera penisola e che potrebbero veramente dare una scossa all’intero movimento Metal impaludato ormai da anni in sciape produzioni di scontato e bambinesco Power -Metal? I IV LUNA, per quei pochi scellerati che ancora non li conoscono, con il loro “D’Incanto” sono al primo full lenght dopo l’EP d’esordio “Libera..mente” e propongono una splendida miscela di Doom, Heavy Metal e Progressive, un suono tra l’altro abbastanza originale. Praticamente perfetti nell’esecuzione, i ragazzi dei IV LUNA trasmettono moltissimo anche a livello d’impatto. La loro musica non concede distrazioni al pubblico, con dei riff pesantissimi che sfociano poi in sfuriate metal degni dei migliori Cathedral, Trouble e ovviamente Black Sabbath. Il Doom è uno dei sottogeneri più di nicchia del metal, gli appassionati sono pochi soprattutto per il suono ostico che facilmente può annoiare. I IV Luna sembrano farsi beffe di tutto ciò e sicuri dei propri mezzi stasera hanno dato una lezione di Metal suonato senza la benché minima sensazione di noia anche per chi non è abituato a questi suoni. Ottima la scelta di iniziare con un brano come “Sull’Aria”, brano meraviglioso che per quel riff della chitarra solista farebbe invidia a chiunque. I ragazzi sentono la loro musica dentro e riversano la loro passione sul pubblico: il bassista Andrea “BJ” Caminiti sembra in uno stato di trance mentre suona cosi come il resto del gruppo: Alex, il batterista, pesta sulle pelli con precisione e rabbia mentre i due fratelli Chessa, lì davanti, dirigono il tutto con la pesantezza dei loro riff. Verranno poi eseguite “Il dono d’Efesto”, sempre dal nuovo album, seguita da una canzone che i Black Sabbath da anni non scrivono più, “D’Incanto”, la pesantissima e altrettanto bella “Petali di Cenere” e poi ancora “A piedi nudi”, eseguita con un suono decisamente più metal, resa più rumorosa e non in acustico come su disco. Il concerto propone quasi tutto il nuovo disco più un brano dal precedente disco “Libera..mente” “Germogli”, assolutamente il loro pezzo che più preferisco, sia per il testo sia per quell’assalto da dietro che lascia frastornati. Difficile, davvero difficile avere di più. (Dante 'Rockero' Natale)
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Absolute Rock Club (RM) - 24/04/2004 “D’incanto”, secondo album dei IV Luna, è stata senz’altro una delle sorprese più piacevoli di questa prima metà del 2004. La loro musica oscura, poetica, dolce e rabbiosa al tempo stesso mi ha letteralmente stregato, come d’incanto, ed era con una certa trepidazione che aspettavo il momento di poter finalmente assistere a una loro esibizione dal vivo. Non avevo alcun dubbio sul fatto che i IV Luna non fossero una semplice promessa, ma una realtà artisticamente matura tra le più interessanti del panorama rock italiano e l’esibizione all’Absolute Rock Club di Roma non ha fatto che consolidare questa mia convinzione. Invitati dagli stessi ragazzi dei IV Luna, che anche in questa circostanza hanno dimostrato di possedere un palato molto fine in fatto di musica, è toccato ai Graal salire sul palco per scaldare l’ambiente e i quattro ragazzi sono stati in grado di rosolarlo a dovere! La band, fautrice di un hard rock anni settanta influenzato in primo luogo da Black Sabbath, Uriah Heep e Led Zeppelin, sta muovendo i suoi primi passi a nome Graal, ma dimostra già una professionalità da grande band, un affiatamento invidiabile e un sound compatto e potente. La sezione ritmica, forte di un basso old style molto accattivante, svolge il suo lavoro contribuendo attivamente alla formazione dei brani, il chitarrista è molto preciso e incisivo, mentre il cantante, nonché chitarrista ritmico, è assolutamente strepitoso! Il suo timbro è pieno, caldo e avvolgente sulle tonalità medio-basse, ma sa anche salire toccando picchi piuttosto elevati emessi in sicurezza (anche se a scapito della potenza) e con un vibrato alla David Byron letteralmente da brividi! Le composizioni sono altrettanto valide, specie “Crash Of Steel” e “Born To Go”, brani con i quali i nostri hanno aperto lo show, e “The Crown” che ha chiuso il breve ma significativo set. Non so se i Graal abbiano già trovato un contratto discografico, certo è che sarebbe un delitto lasciarli “appiedati”. Quindi segnatevi questo nome perché con un pizzico di fortuna ne sentirete parlare ancora molto presto e se dovessero capitare dalle vostre parti andate a vederli senza esitazione, avrete di che godere! Pochi minuti per allestire il palco e i IV Luna sono sul palco sulle splendide note di “Libera Mente”. Come gli stessi IV Luna mi hanno spiegato in sede di intervista, il loro obiettivo in studio è quello di rimanere il più fedeli possibile al proprio live sound, che è il più vero, quello che hanno costruito e consolidato a suon di concerti in oltre dieci anni di attività ed effettivamente i ragazzi suonano sul palco esattamente come siamo abituati ad ascoltarli su disco, se non meglio! Ne guadagnano, naturalmente, impatto ed espressività, rafforzata da una presenza scenica ipnotica, in grado di catalizzare l’attenzione e trasmettere un senso di partecipazione fuori dal comune. Il bassista BJ spicca con le sue movenze assolutamente irresistibili (un folletto) e un’espressione estatica che rivela un amore immenso per le propria musica. Altrettanto dinamico ed energico è Alex, un condensato di grinta e simpatia dietro alle pelli. Alla sezione ritmica tanto esuberante si affiancano le figure dei fratelli Chessa, più criptiche e assorte, ma altrettanto carismatiche. Luciano padroneggia il suo strumento con l’agio e la dimestichezza del musicista navigato quale è, ciò nonostante è sempre concentratissimo, sintomo di un perfezionismo che manifesterà a fine concerto con una moderata insoddisfazione per una prestazione non all’altezza (a suo modo di vedere). Infine Miki mi ha stupito. Non credevo che dal vivo potesse riprodurre tutte le sfumature e le timbriche adottate su disco con tanta scioltezza, dalla rabbia corrosiva di “Dictator Media” alla malinconica dolcezza di “A Piedi Nudi”, invece lo ha fatto e, nonostante qualche piccola sbavatura (come per la prima strofa di “D’Incanto”, a fine concerto), ha conferito all’esibizione un impatto emotivo molto intenso. Il pubblico, purtroppo non molto numeroso, è stato rapito dalle atmosfere prodotte dalla band e raramente ha distolto lo sguardo e l’attenzione dai quattro musicisti, nonostante le distrazioni procurate dai noiosi problemi tecnici con il maxi schermo che, impazzito, si è messo in testa di proiettare un programma di sfilate di lingerie al posto delle slides del gruppo. Poco da aggiungere in merito alla scaletta, che ha privilegiato i pezzi dello splendido “D’incanto”, ma non ha trascurato il passato della band (la già citata “Libera Mente”, “Balocco” e “Germogli”), se non che i IV Luna ci hanno regalato anche due splendide cover: una “Symptom Of The Universe” (Black Sabbath) a dir poco rabbiosa e l’eterea “By This River” di Brian Eno, che ha fatto correre più di qualche brivido lungo la spina dorsale dei presenti. Un concerto, una conferma. I IV Luna sono una band che merita tutto il vostro supporto e, soprattutto, vale veramente la pena di gustarsi dal vivo, contesto nel quale non temono rivali a livello nazionale e non solo. Il pubblico romano non ha risposto all’appello in modo adeguato (come da copione), speriamo che il resto della penisola sappia riconoscere e premiare il valore di una band in grado di regalarci così tante emozioni. (Riccardo Arena) |
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Cantina Mediterraneo (FR) - 01/2004 Inseguendo
la luce dei IV LUNA!
Tramonto, crepuscolo, le
prime stelle, e poi senza possibilità di appello il buio inghiotte
l’orizzonte. Immersi nel nero spariscono i paesi sulle colline. Giù a
valle, per decine di chilometri vicino Frosinone, non rimane che la luce
dei fari della macchina che hai davanti, da seguire.
Sono così le notti di questa provincia: presepe vivente di giorno, e fondale marino di sera. In una di queste notti, macino chilometri in auto verso il posto in cui suoneranno i IV Luna. “Se il mare fosse il mio ambiente naturale, potrei stare sul fondo a riposare...come una conchiglia, imitarne il rumore” è la colonna sonora che mi gira in testa stasera. Sono così le notti qui: tante altre creature marine si inseguono sul fondo di un mare torbido, cercando qualcosa che movimenti le acque sempre così stagnanti. Di questi pesci coi fari accesi, puoi vederne solo il movimento, guizzante o incerto, feroce di arrivare in un anfratto mai visto. Chi regala luce ad un fondale, stasera sono i IV Luna. Dalla città, arrivano nella periferia della periferia. Cantina Mediterraneo, è una baracca. Intorno c’è la ferrovia, gli stabilimenti dei nuovi ricchi con le guance rosse, i centri commerciali che brillano come costellazioni. Non si entra mai con le scarpe pulite qui. La Cantina è l’anfratto strappato al colosso di cemento sprofondato nel mare. Si rifugiano qui i ragazzi del liceo con la bocca piena di ideali, i pischelli scesi dalle colline, cinquantenni con barba marxista, i cani che non mancano mai e con cui dividi gli scalini… Scuotete un po’ l’acqua, amici della IV Luna, forse sarà una serata fertile per chi viene qui a sentire la musica che le radio non passano. Io sono abituato a questo posto, ma chissà che cosa pensano Miki, Luciano, Andrea e Alex che entrano guardandosi intorno. Già, è tutto qui: piccolo, non c’è che dire…qualche tavolo, tovaglie di carta, sedie impagliate, pugni chiusi alle pareti… Speriamo bene…la strumentazione riempie il piccolo palco, i ragazzi fanno il sound check, e le prime persone cominciano ad arrivare. Si viene e si va da qui, ma alle 23.30 c’è un bel pubblico. Si aspetta ancora: è montato lo striscione con il simbolo dei IV Luna, BJ pone la sua candela accesa sulla testata. Non è l’oscura suggestione ricreata al Radio Londra Caffè, ma ci si può stare… Finalmente! Miki presenta il gruppo, poche parole e si inizia con “Allucinazioni”. Splendida partenza, il brano è uno strumentale che per cinque minuti disegna più di un’atmosfera. Ritmi serrati, cambi di tempo, riff violenti...evoca i colori dell’oro, del nero e dell’ambra, la loro musica. Il locale è pieno. Non sarà così per tutta la serata, la gente alla Cantina viene, vede, resta, esce e spesso si ferma fuori sull’ingresso di cemento. In tutto questo, è sorprendente come i ragazzi suonino sempre in modo tiratissimo. “D’incanto”. Ecco la voce di Miki. Un ragazzo ripiegato sul microfono, occhi chiusi, collo teso…Il lato più duro della sua voce è quello che tira più fuori, rispetto alla dolcezza presente in diversi momenti del disco, complice anche un’acustica che non dà risalto alle sfumature più nascoste e melodiche della voce. Ma bravo Miki sulle note liquide de “Il dono di Efesto” e sullo splendido grido “libera essenza!”…di una violenza inaudita. Pietre in faccia. Le parole sono evocative e sfuggenti, bolle che salgono in superficie…le vedi giocare con le correnti ascensionali, provi ad afferrarle ma sono già scoppiate. Chissà cosa passa per la testa delle persone intorno a me. Ognuno ha una birra in mano, la pessima birra della Cantina…in mano un oggetto…e se fosse un fiore, un giornale, un pupazzo? Ah il senso di inadeguatezza! Una birra in mano e sto a posto. Io bevo, così mi fiorisce la testa e mi si bagnano gli occhi… Su “Dictator Media” Miki tirato come una bestia in corsa…Alex è uno schiacciasassi. Vorrei fermare l’immagine delle sue braccia in alto per un momento, prima di menare sui piatti. Un inglese rientra barcollando e gli casca mezzo bicchiere di birra. La rabbia furiosa di “Dictator Media” scema in un finale sofferto, in un grido sofferto. Anticipa l’ariosa “A piedi nudi”. E’ una canzone che amo particolarmente. BJ fa un passo indietro: il brano ha una struggente melodia. Chiudo gli occhi e mi lascio spingere oltre queste tende rosse e le chiacchiere del pubblico…c’è un’immensa campagna che mi abbraccia…vorrei essere una voce per percorrerla in un passo solo, spinto dalle raffiche di vento. Si scoperchia il tetto. Se si spegnessero le luci dell’autostrada e delle fabbriche, si vedrebbe nitido Orione…”spero in un’alba senza velo..dove germogli il cielo”. Finisce la canzone e precipita il cielo. “One pill makes you larger and one makes you small”, è l’inizio allucinato e marziale della prima cover, “White rabbit” dei Jefferson Airplane. Il ritmo torna a esplodere…Luciano picchia come pochi. “Petali di cenere” è un’altra sciabolata, un altro momento rabbioso tratto dal disco, piuttosto articolato…esco fuori, che il fumo mi soffoca. Quando rientro, sulla coda di “Ultima eco”, ecco un’altra sorpresa per me. Miki annuncia, con un’espressione di complicità:”.Il prossimo pezzo non ha bisogno di presentazioni..!”. Tre giri di chitarra e basso…ci guardiamo in faccia: chi indovinerà per primo? Ma ecco! Alex mena sui piatti, il basso serpeggia in un claustrofobico giro, quello di una canzone tra le mie preferite: è una grande sorpresa sentire una violenta versione di “Unità di produzione” dei C.S.I.!! Il pubblico canta le parole “Sogno tecnologico bolscevico…materialistica meccanica..macchina automatica no anima” sul riff ossessivo di Luciano che è lanciato a mille. Curioso che queste parole vadano a sbattere sui ritratti e le foto alle pareti: temi socialisti, icone della rivoluzione, persino uno Stalin stilizzato. Vivo il momento come uno dei più coinvolgenti della serata e infatti subito dopo parte l’intro di “Germogli”. Qualcuno qui conosce già i IV Luna, soprattutto per i loro precedenti concerti a Boville (paese non vicino ma comunque nella provincia). Sono presenti anche amici della zona. Sul ritornello (ah! La violenza inaudita che mi ha fatto cascare dalla sedia quando li ho ascoltati la prima volta...!) accenniamo un headbanging!! E già! Si apre una breccia nel timido pubblico, come mi fa notare anche un mio amico, chitarrista rock-funk (!!), che si avvicina per dirmi:”Ammazza! So’ bravi!”. Eh eh! So’ bravi sì...! Ma non c’è tregua e sulla frenetica coda di “Germogli” Miki stuzzica:”Conoscete i Black Sabbath?”. Giocate in casa! Qui suonano rock, jazz, fusion, reggae, pezzi chitarra e voce, ma è anche il covo, e l’unico della zona, dei Sabbathiani e di altre etnie perseguitate dall’appiattimento musicale. Parte “Isterica realtà”, l’aspetto forse più cupo e delirante del loro ultimo lavoro. Miki per l’occasione trasforma la sua voce in quella di Flegias che urla nella versione su disco. Sempre più devastanti. Ma l’energia mica finisce qui! Ce n’è per una cover dei Motorhead (“Ace of spades”). E’ uno spettacolo vedere suonare BJ! Siamo vicini alle due ore di concerto. Secondo me è stata ottima la scelta delle cover e in generale la dinamica del concerto, che personalmente ho vissuto come un crescendo. Non c’è tempo per queste elucubrazioni al doppio malto. Si chiude con “Sull’aria”: Alex ha ancora energia per lanciare pietre su pietre dalla sua batteria. Devo fare un complimento particolare anche a Luciano che suona un riff efficace, arioso, potente: tutto l’arrangiamento per chitarre del pezzo è semplicemente superbo. Splendido finale, ancora Motorhead, stavolta con un pezzo tanto classico quanto coinvolgente, “Born to raise hell”. Non ci sono i cori che hanno supportato i ragazzi negli ultimi concerti a Roma, non ci sono orde di metallari sul palco, ma strisciando tra il pubblico vedo solo piedi che battono seguendo Alex! E’ finita! Amici, curiosi e nuovi estimatori vanno a salutare i IV Luna. Concerto suonato senza risparmio. E’ stato importante che una band come la vostra sia venuta a suonare qui e proporre una musica assolutamente non banale, ricercata pur non essendo di maniera. Vi aspettiamo di nuovo qui, chissà magari in estate, quando il palco fuori viene rispolverato e si suona all’aperto (con un’acustica decisamente migliore) circondati da capannoni industriali e autorimesse. L’una e mezza, c’è ancora gente nel locale, anche se la notte invita i pesci impazienti a nuotare anche altrove. (Massimo 'Gorecki' Colaceci) |
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Qube (RM) - 25/12/2003 Cronaca di una nobile fuga dal Natale Non li avevo mai ascoltati prima d’ora. Forse un’attenzione distratta su qualche radio privata romana, forse li avevo sentiti senza dare un peso specifico a quello che assimilavo, ma mai prima di oggi posso dire di averli incontrati musicalmente. Stasera in occasione di un mio ritorno nella Capitale mi é sembrato doveroso prestare ascolto a qualcosa di più di una semplice band locale o uno di quei lampi ai quali ci ha abituati l’underground romano. I IV Luna sono molto più di un nome e ciò lo noti non appena ti avvicini al palco e ti perdi tra magliette, cappellini ed amenità varie su cui il loro monicker campeggia luminoso. L’atmosfera di un giovedì rilassato ci ricorda che, dopotutto, é Natale ma l’orgia di famiglie e colesterolo sembra lontana e così diametralmente opposta alle precise dinamiche di un gioco di colori cupi, dolci e violenti come la musica del quartetto. Incuriosito dalla mia stessa attesa mi immergo tra le vibrazioni sonore e mi ritrovo spaesato subito dopo l’inizio nel brano che dà il nome all’ultima uscita discografica. D’Incanto inizia dove finiscono le certezze del prog moderno. Il Banco Del Mutuo Soccorso di Darwin! sembra prendere vita nel refrain (soprattutto) vocale e percorre silenzioso l’intera produzione recente dei IV Luna; laddove il metal lascia spazio a geometrie maggiormente legate alle dinamiche melodiche, non trascurando certamente un retaggio che sembra essere nel DNA della struttura sonora e del suo divenire – il tutto all’interno di uno spazio astratto di atmosfere anguste disegnate dall’impatto sonoro. Con Dictator Media si conferma una svolta nell’ambito della quale i suoni si sono fatti sì più intensi, i flussi rallentati e le cadenze pesanti, ma colpisce la conferma di un sound più diretto e genuino seppur amalgamato seguendo i dettami di cui sopra: cosa che comunque è riuscita in maniera pregevole al gruppo. L’impatto live é assolutamente devastante e sognante. Sembrerebbe anzi che l’intera performance rimbalzi tra un caos ordinato ed atmosfere oniriche sulle quali la musica vibra incosciente, martellata da una sezione ritmica puntuale ed efficace quanto asciutta e priva di esagerazioni di sorta. Per il resto si va dalla dolcissima Favole (sfiorata da un bellissimo – ed emozionato – flauto), all’aggressività’ di Allucinazioni tornando alla fantastica (anche solo nella sua accezione letterale) A Piedi Nudi. Essenzialmente statici, i 4 riescono a sprigionare un’energia intensa e viva percorrendo la scaletta imbottita (e non ne capisco il perché !) di cover. La prima che riconosco è “To Live Is To Die” (Metallica), si prosegue con “Unita’ Di Produzione” (C.S.I.) e “Symptom Of The Universe” (Black Sabbath). Non ne afferro il significato se non fosse che l’aria sembra essere più quella di una festa che non di un concerto vero e proprio. Il
Qube e’ potenzialmente un bel locale ma ha il triste potere di risultare
freddo e dispersivo se l’affluenza non é massiccia come nelle sue
potenzialità. In
conclusione un’ottima realtà romana che continua la tradizione
progressive della Capitale traendo forse ispirazione dal suo passato ma
rinnovandosi in continuazione con gli occhi puntati al futuro. Laggiù,
chissà, una IV Luna non riuscirà a farsi scorgere nei posti che contano
davvero. (Alessandro Franquelli) |
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Radio Londra Caffè (RM) - 21/11/2003 Spaccaossa e tecnici... degni del Gods of Metal Che
questa non è una serata come tante lo si nota non appena si entra nel
locale osservando le numerose magliette dei IV LUNA indossate dai ragazzi
convenuti all’happening!! Si percepisce nell’aria che stavolta le
persone radunate qui sono venute soprattutto per la musica e non solo per
bersi una birra; già, perché le attenzioni stasera saranno tutte per
loro: i IV LUNA. La presentazione del loro secondo disco è tra gli eventi
musicali dell’ underground metal di questo autunno romano, disco che
fortunatamente potrà avvalersi della distribuzione di una casa
discografica, la BLONDE RECORDS, che si è accorta dell’enorme valore e
capacità di questa pazzesca band! (Dante 'El Rockero' Natale) |